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Il Porto di Mergellina in Napoli
Image via Wikipedia

Vigliena, 49 morti di tumore in 3 anni
E ‘ il numero di decessi registrato in due palazzi vicini alla centrale elettrica
Amaro sfogo durante il Consiglio
del 5 Ottobre di Pasquale larla
uno dei pochi che è riuscito
a guarire dal male

di Maria Cappitti

NAPOLI – Civico numero 251 di corso San Giovanni a Teduccio, trentanove morti per
tumore negli ultimi tré anni e cinque ammalati guariti. Ci spostiamo di qualchepasso. Civico numero 287, dieci morti negli ultimi due anni e cinque donne fuori pericolo. Siamo in linea d’aria a dieci metri dalla ex centrale termoelettrica di Vigliena, quella che tra meno di sei mesi tornerà in funzione, trasformata in centrale a ciclo combinato. E a tre chilometri da piazza Municipio. A raccontarlo è Pasquale lana, colpito da un tumore alla prostata sconfìtto con le cure. Uno dei cinque “miracolati”, come si definisce lui stesso, del primo palazzo, era in consiglio comunale con altre dieci persone del comitato civico di San Giovanni, che ad oggi conta sessanta iscritti e ha raccolto mille e cinquecento firme nel quartiere per dire no alla centrale di Vigliena. Dopo essere rimasto seduto al suo posto per
circa sei ore ad ascoltare gli interventi dell’assise cittadina sulla centrale, si è alzato e ha gridalo; “Basiti”. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il discorso del diessino Franco Verde, come lui stesso ha spiegato: “Si ammettono le responsabilità politiche e poi che ci viene detto? Che ci sono progetti futuri in campo. Mi domando chi li vedrà? Gli altri morti che produrrà questa centrale?”. Nel 1995 l’organizzazione mondiale della sanità evidenziò che in questi quartieri dal 1990 in poi l’andamento della mortalità per patologie dell’apparato respiratorio era più del doppio del dato campano e nazionale. In termini di inquinamento ambientale il rapporto tra la vecchia centrale e quella nuova (o meglio riconvertita, come è stata classificata il che esime per legge dalla valutazione di impatto ambientale) è di cento a uno. E in termini di salute? Qui risiede il nodo della vicenda.
Gli oncologi dell’istituto Tumori Pascale di Napoli, il direttore Giuseppe Comella e il prof.
Antonio Martella, in sintesi sostengono questo: le nanoparticelle emesse dalla centrale a turbogas, parliamo delie pm 0,1, essendo più piccole, possono andare a mettersi nel Dna e creare la mutazione. Le istituzioni locali e governative sostengono che bisogna attendere le conclusioni del dibattito scientifico in corso perché ancora non sarebbe stata dimostrata la loro nocività. Mentre si attende nei cantieri della Tirreno Power, la ditta incaricata della trasformazione, si lavora giorno e notte, per consegnare la centrale nella primavera del 2008. Una vicenda che riguarda non solo chi la centrale ce l’ha in casa, insieme alla darsena petroli e ai suoi serbatoi di carburante nelle immediate adiacenze dell’abitato per altri vent’annii, secondo quanto stabilito in un un protocollo d’intesa tra Kuwait Raninazione e Chimica Spa firmato 1′ 11 novembre del 2006, (nonostante l’intera zona sia stata dichiarata con un’apposita legge sito di interesse nazionale per l’alto grado di inquinamento delmare e del litorale). Insieme alla prevista darsena di Levante, il porticciolo turistico e le navi con i container più grandi del mondo. Riguardano Posillipo e il Vomere. I venti infatti come si sa trasportano le particelle più in là di San Giovanni e una centrale non produce fiori, ne quelle termoelettriche ne quelle a ciclo combinate. E i residenti dei palazzi di San Giovanni lo sanno bene, studi scientifici o meno.

Articolo del 06 ottobre 2007 dal quotidiano “Cronache di Napoli

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